Un ad blocker “personalizzato” per Google Chrome

È in fase di sviluppo un ad-blocker da parte di Google, da inserire all'interno del browser Google Chrome, compatibile sia nella versione desktop che in modalità mobile. Google si trova in una posizione scomoda e vive un costante conflitto d'interessi.

Il nuovo sistema di ad-blocking dovrebbe dispensare gli utenti dalla pubblicità invasiva e alquanto fastidiosa, durante la navigazione in un sito web, ma con un compromesso: non ci sarà blocco pubblicitario totale, perché gli spot necessari sono una buona parte dei profitti di Google e di molti siti web che li ospitano. La tecnologia del nuovo ad-block integrato in Chrome dovrebbe mirare, invece, a dare un freno alle reclami "inaccettabili", ovvero di annunci pop-up, nelle diverse forme di interfacciamento, come finestre pubblicitarie che spuntano improvvisamente quando si naviga su alcuni siti, spot a schermo intero prima di visualizzare un sito, video pubblicitari che si riproducono automaticamente e, più in generale, pubblicità che oltrepassano il grado di tolleranza dei visitatori.

Google, da parte sua, per trovare una soluzione al conflitto di interessi interno, derivato dal fatto che ad-blocker di terze parti bloccano la sua stessa pubblicità, potrebbe arrivare ad intraprendere soluzioni più radicali, ovvero impedire la visualizzazione di tutte le pubblicità di quei siti web che non si attengono alle regole e che continuano ad ospitare spot “inaccettabili” all’interno delle loro pagine.

D’altra parte, il peso di Google Chrome sul mercato dei browser è di gran lunga predominante: secondo i dati aggiornati al 2017 dagli analisti di Net Market Share, Chrome detiene da solo il 58,6% del mercato mondiale, seguito a distanza da Internet Explorer (18,9%), Firefox (11,8%), Microsoft Edge (5,6%) e Safari di Apple (3,4%).

Non è solo la diffusione capillare del famoso browser a spingere Google verso un rimedio a questa controversa situazione ma conta in modo massiccio anche la presenza della sua rete pubblicitaria AdSense, penalizzata dal diffuso utilizzo di ad-block da parte dei consumatori: basti pensare che il mercato pubblicitario di Big G vale 200 miliardi di dollari e si prospetta in crescita per i prossimi anni. La scelta di Google di sviluppare un ad-blocker “personalizzato”, potrebbe essere il tentativo di Mountain View di controllare il mercato dei sistemi ad blocking ed impedire che gli utenti utilizzino programmi di terze parti per il blocco pubblicitario.

La scelta di cosa consentire e cosa no, è affidata alla Coalition for Better Ads, l’organizzazione che ha recentemente identificato le caratteristiche che rendono uno spot “inaccettabile”.

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